about

BIO

Stefano Garbuglia nasce a Macerata il 15 dicembre 1996.
Nel 2015 si diploma presso il Liceo Artistico “Preziotti Licini” di Fermo e intraprende il percorso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Due anni più tardi si trasferisce a Mestre continuando gli studi presso L’Accademia di Venezia, dove consolida la sua produzione artistica interessandosi alla pittura quattrocentesca europea.
Terminati gli studi nel 2019 tutt’ora continua la propria ricerca artistica.

MOSTRE E PREMI

2023

Collettiva Gli Abbracci dell’Arte, Sale d’Arte Alessandrine, a cura di “Fondazione Michele Cea” “ASM Costruire Insieme” “Città di Alessandria”, Alessandria

Collettiva 33° edizione Arte Padova, Fiera di Padova, a cura di “Nord est Fair” “C.A.T.S. Padova” “Città di Padova” “MOHO Art Gallery”, Padova

Collettiva MOOD, Subjectivity, Introspection, Self-awarness, Museo Diocesano San Riccardo, a cura di “Città di Andria” Cosimo Strazzeri, Andria

Collettiva Intersezioni x Ironia e Utopia, Centro Culturale Metaforte, a cura di “G’art galleria delle arti” “Associazione Visioni Altre” “Associazione Metaforte”, Cavallino-Treporti

Premio Viral Human, esposizione virtuale, a cura di “MiRNArte”, Venezia

Collettiva Ironia e Utopia, giustizia e ingiustizia negli attuali conflitti sociali, Galleria d’Arte Visioni Altre, a cura di “G’art galleria delle arti” “Associazione Visioni Altre”, Venezia

Premio Biennale di Genova, Palazzo Stella, a cura di “Associazione Satura” “Comune di Genova”, Genova (3° classificato)

Premio Yicca International Contest of Contemporary Art, spazio ImagoArs, a cura di “Associazione Yicca” Massimo Toffolo, Venezia

Collettiva Cultura Europea: Equilibrio (in)stabile? Noi siamo passato, presente e futuro , Galleria d’Arte Visioni Altre, a cura di “G’art galleria delle arti” “Associazione Visioni Altre”, Venezia

2022

Premio Visioni Altre International Award I edizione, Galleria d’Arte Visioni Altre, a cura di “G’art galleria delle arti” “Associazione Visioni Altre”, Venezia (1° classificato)

Collettiva Eikòn le Vie del Ritratto, Museo Diocesano San Riccardo, a cura di “Città di Andria” Cosimo Antonio Strazzeri, Andria

Premio Concorso Nazionale d’Arte Città di Grottole, Castello Feudale del Comune di Grottole, a cura di “Associazione Culturale Made in Grottole” “Comune di Grottole”, Grottole (1° classificato)

Premio Ecco Echo Award, Classical Roman Arts Foundation, a cura di “Fondazione CRA”, Roma 

Premio Prisma Art Prize, Contemporary Cluster Palazzo Brancaccio, a cura di “Il Varco” Marco Crispano, Roma

2021

Collettiva Vincitori Premio Michele Cea dal 2016 ad oggi, Sala Aletti Villaggio Barona, a cura di “Fondazione Michele Cea”, Milano

2020

Premio Be the difference… with Art! 2019/20, Museo Civico di Bassano del Grappa, a cura di “Rotary Club Asolo e Pedemontana del Grappa” “Museo Biblioteca Archivio Bassano del Grappa” “Città di Bassano del Grappa”, Bassano del Grappa

Premio Michele Cea V edizione, Ex Fornace Gola, a cura di “Fondazione Michele Cea”, Milano (2° classificato)

2019

Premio Mestre di Pittura, Centro Culturale Candiani, a cura di “Il Circolo Veneto” “Fondazione Musei Civici Venezia” “Città di Venezia”, Mestre

Premio Michele Cea IV edizione, Ex Fornace Gola, a cura di “Fondazione Michele Cea”, Milano (1° classificato)

Collettiva Art Night Venezia, Accademia di Belle Arti di Venezia, a cura di “Accademia di Belle Arti di Venezia” “Città di Venezia”, Venezia

2018

Collettiva Art Night Venezia, Accademia di Belle Arti di Venezia, a cura di “Accademia di Belle Arti di Venezia” “Città di Venezia”, Venezia

2016

Collettiva Sarnanoscape per una nuova fioritura VI edizione, Spazio Lavì!, a cura di “Accademia di Belle Arti di Macerata” “Associazione culturale Spazio Lavì!” “Comune di Sarnano”, Sarnano

2015

Collettiva A più voci V edizione, Spazio Mirionima, a cura di “Accademia di Belle Arti di Macerata”, Macerata

2014

Collettiva Altre emozioni omaggio a Sergio Endrigo, Palazzo dei Priori, a cura di “Città di Fermo”, Fermo

Premio “la Zicagna” Schizzi di Viaggio VII edizione, Galleria Trabucco, a cura di “Laboratorio Terraviva”, Acquaviva Picena (3° classificato)

2013

Premio “la Zicagna” Schizzi di Viaggio VI edizione, Galleria Trabucco, a cura di “Laboratorio Terraviva”, Acquaviva Picena (2° classificato)

2011

Collettiva Tipicità: Made in Marche Festival, Fermo Forum, a cura di “Città di Fermo”, Fermo

PUBBLICAZIONI

Catalogo “MOOD, Subjectivity, Introspection, Self-awarness”, 2023, Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Giuseppe Colasanto

Catalogo 33° edizione Arte Padova, 2023, NEF Nord est Fair

Catalogo “Biennale di Genova”, 2023, AGF Edizioni

Catalogo “Premio Yicca International Contest”, 2023, Aps MOHO

Magazine “Art On”, febbraio 2023, G’Art (Galleria delle Arti)

Quotidiano “Il Gazzettino”, lunedì 30 gennaio 2023, Caltagirone Editore

Catalogo “Eikòn le Vie del Ritratto”, 2022, Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Giuseppe Colasanto

“Catalogo di Arte Moderna” N. 57, 2021, Editoriale Giorgio Mondadori

Catalogo Premio “Be the difference… with Art!”, 2020, Rotary Club Asolo e Pedemontana del Grappa

Saggio “Che cos’è arte oggi”, 2020, Editoriale Giorgio Mondadori

Catalogo Premio Michele Cea V edizione, 2020, Bellavite Editore

“Catalogo di Arte Moderna” N. 56, 2020, Editoriale Giorgio Mondadori

Mensile “Arte” N. 554, ottobre 2019, Cairo Editore

Settimanale “Ora” N. 36, settembre 2019, Ediplanet

Catalogo Premio Mestre di Pittura, 2019, Fondazione Musei Civici di Venezia

Catalogo Premio Michele Cea IV edizione, 2019, Bellavite Editore

TESTI

Testo per l’opera esposta nella Collettiva MOOD, Subjectivity, Introspection, Self-awarness “Il Polittico della Morte”

MOOD, SUBJECTIVITY, INTROSPECTION, SELF-AWARNESS

Artista molto profondo e concettuale, il pittore marchigiano Stefano Garbuglia ama sempre confrontarsi con tematiche difficili e complesse, coniugando una ricerca estetica anticonvenzionale ad una riflessione libera da preconcetti su tutti i fenomeni dell’esistenza umana, cercando sempre di risalire alle radici di ogni sua manifestazione. L’opera che presentiamo in questo catalogo è una delle più recenti, il Polittico della Morte, che si compone di cinque tele, ognuna col proprio titolo, da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso: “La Perdita”, “Altri Rameggi, “L’Ineluttabile”, “Un Altrove”, “La Visita”. Si tratta di una vera e propria tragedia in cinque atti, secondo il classico schema ereditato dai Greci, avente come tema il mistero che da sempre affascina e terrorizza l’uomo: la Morte. Sia che la si consideri la fine di tutto, sia che essa rappresenti una forma di transizione ad un altro livello di esistenza, la morte rappresenta sempre un evento di capitale importanza nella vita di ogni essere umano, il punto d’arrivo di un percorso che acquisisce un “senso” al momento della sua conclusione, anzi proprio in virtù di essa. Il pensiero della morte e l’idea della transitorietà dell’esistenza ci consentono in effetti di individuare le priorità da stabilire all’interno della aggrovigliata matassa degli eventi e di comprendere quali valori, cose, desideri e obiettivi sono più rilevanti, attribuendo un reale valore al nostro tempo. La presenza della morte, quindi, aiuta a non assolutizzare nulla e a ridimensionare le cose in ragione della loro caducità e precarietà. Per questo motivo, forse, nell’eterno carnevale dell’attuale società edonistica globale, l’idea della morte viene esorcizzata e messa da parte, quasi non ci riguardasse. E quando si abbatte improvvisa su noi o su coloro che ci sono vicini, non siamo preparati ad affrontarla e ne risultiamo schiantati e annichiliti. Ha ragione, quindi, il filosofo Michel de Montaigne quando scrive che riflettere sul morire significa riflettere sul senso di vivere: “Il fine della nostra corsa è la morte, è l’oggetto necessario della nostra mira: se ci spaventa, come è possibile fare un passo avanti senza agitazione?”. Alla stessa maniera, il filosofo Heidegger afferma che affrontare quotidianamente l’idea della morte aiuta a guardare all’esistenza in modo autentico, distinguendo ciò che è trascurabile e superficiale da ciò che è invece essenziale e profondo. La consapevolezza della morte, infine, può indurre ad affrontare il mistero della vita e a porsi di fronte all’idea dell’assoluto e della trascendenza, individuando una qualche forma di finalizzazione che aiuti a pensare ad essa come un trampolino verso l’Eternità. Questa lunga introduzione, in realtà, ha lo scopo di prepararci ad affrontare la lettura delle cinque parti di cui si compone questo polittico, il cui scopo è proprio stimolare una riflessione sulla morte, non tramite una sequenza ordinata e consequenziale di elementi, ma attraverso la presentazione di alcuni frammenti, a volte apparentemente insignificanti, che generino in noi la disposizione ad affrontare problematicamente questo tema. Nella prima tela, “La Perdita”, il progressivo svanire della figura femminile, il cui volto dagli occhi incavati è livido, allude alla precarietà e transitorietà dell’esistenza, suggerito anche dalle farfalle rosse volteggianti, che richiamano alla mente l’idea della gioia di vivere, ma anche quella della brevità e dell’effimero. In fondo, ogni giorno di vita è un passo in avanti verso la morte. Nella seconda, “Altri Rameggi”, fiori di magnolia sui rami ancora intirizziti dal gelido inverno sono un altro esempio della meravigliosa precarietà della vita: alcuni ancora in boccio, altri in procinto di sbocciare, altri già fioriti e pronti all’inevitabile sfiorire. Vediamo, quindi, trasferito ad altra forma di esistenza, quella vegetale, lo stesso tema della tela precedente, ma trattato con poetica levità. La terza tela, “L’Ineluttabile”, ci presenta un corpo che è già cadavere, come suggeriscono il colore livido della pelle e la posizione delle mani con le palme distese, quasi il corpo fosse già accolto in un sudario. L’dea della fine annunciata analogicamente dallo sfondo crepuscolare, dall’arbusto ingiallito con le foglie piegate e in stato di progressivo inaridimento, dal sole oscurato da un’eclisse: la morte diventa qui un fenomeno che riguarda tutte le manifestazioni della vita nell’universo. Da notare le garze nere applicate matericamente sulla tela che coprono il viso della donna, ad indicare il totale annichilimento della vita nel suo corpo e l’oscuramento della sua coscienza. Nella quarta, “Un Altrove” il volto della donna raffigurata guarda ad Est, verso Gerusalemme, ad indicare, secondo una liturgia largamente adottata nel Medioevo, l’idea dell’attesa della morte. Attorno a lei volteggia uno sciame di locuste, che nella Bibbia e nella tradizione patristica latina hanno molteplici significati allegorici, che rinviano in un’accezione, alle voracità distruttiva delle passioni, cui viene contrapposta, in una prospettiva escatologica paradossalmente rovesciata, l’idea di chi, nel Giorno del Giudizio si volgerà ad una realtà migliore, abbandonando i passati errori. “La Visita”, ultima tela del polittico, forse la più suggestiva, apre un varco tra la vita e la morte le due mani della defunta fuoriescono da uno spiraglio di luce, quasi a voler vincere le tenebre della morte e a stabilire un contatto con coloro che sono ancora vivi. L’offerta di un ramoscello di fiori arancione, in cui ancora palpita la vita, rappresenta forse un commovente invito da parte della defunta a coloro che sono ancora vivi affinché mantengano un legame, ancorché esile, con lei e con quel desiderio di eternità che in lei permane oltre la morte.

Cosimo Strazzeri
(Dirigente Scolastico e Critico d’Arte)

Testo per le opere esposte nella Collettiva Eikòn, le Vie del Ritratto “Santa Lucia” “Fireflies Never Leave” “Eikòn”

EIKÒN LE VIE DEL RITRATTO
Le opere di Stefano Garbuglia si basano su un’attenta ricostruzione bibliografica e iconografica delle fonti storiche e antropologiche. Si tratta, quindi, di un artista che non si propone finalità esclusivamente decorative, ma tende a proporre immagini sapientemente ideate e progettate, in cui ogni elemento non è casuale, ma corrisponde esattamente a dei dati oggettivi, la cui verità storica è indiscutibile. Un primo esempio di questo rigore filologico è l’opera Santa Lucia che, secondo quanto espone l’artista in una nota, «reinterpreta il martirio della santa ricalcando l’iconografia classica, nonostante risulti vestita del solo velo della passione cristiana». Fedeltà alle fonti agiografiche, quindi, ma nello stesso tempo un coraggioso sottrarsi all’iconografia tradizionale, mostrando la vergine martire nello splendore del suo corpo nudo rimasto casto e inviolato, nonostante le minacce del Prefetto Pascasio di farla condurre in un postribolo. La volontà di uscire dalla mera rappresentazione bidimensionale, si manifesta invece nella tela trafitta in corrispondenza della pugnalata infissa dal carnefice nella gola di Lucia (iugulatio). Si genera cosi, secondo l’artista, un dialogo tra la pittura e il suo supporto, che compartecipano alla narrazione del martirio. Un altro esempio è rappresentato da Fireflies Never Leave (Le lucciole non se ne vanno mai), nella quale Garbuglia si rifà a una tradizione folcloristica dell’Africa centro-occidentale, secondo la quale, ci informa l’autore, un vampiro di nome Adze, che si aggira sotto le sembianze di una lucciola, riacquista la forma umana quando viene catturato. Altrettanto rigoroso, in Eikòn, è il riferimento alle istanze iconoclaste, tendenti ad avversare il culto religioso e l’uso delle immagini sacre, che si manifestarono nell’Impero d’Oriente tra l’VIII e il IX secolo. In quest’opera, come suggerisce l’artista, «la figura aureolata appare sfigurata da un violento atto iconoclasta ed è rappresentata intenta a cogliere la natura del danno diretto verso il proprio volto, che appare scavato e deturpato in una furia depersonalizzante». Contemporaneamente, però, continua Garbuglia, «il delicato gesto delle mani, e il flessuoso atteggiamento del corpo, tradiscono un sottile erotismo, gettando l’ombra di un ambiguo compiacimento». Sacro e profano, quindi, convivono all’interno della stessa figura, a sottolineare l’ambiguità, la plurivocità e la polisemia di ogni immagine. Anche per questo motivo l’opera è stata scelta come logotipo di questa mostra, che si propone essenzialmente di riflettere sulle possibili valenze di ogni rappresentazione della figura umana.

Cosimo Strazzeri
(Dirigente Scolastico e Critico d’Arte)

Testo per l’opera vincitrice della quarta edizione del Premio Michele Cea “Luca 23:34”

MARTIRI CONTEMPORANEI
Al di là di ogni credo politico e religioso, senza distinzione di razza alcuna, l’opera di Stefano Garbuglia è manifesto di destini e sventure. L’immagine visiva diventa sonora in quel fischietto d’emergenza dei giubbotti di salvataggio appeso al chiodo del martirio. Il quadro, campo magnetico di vite perse e ritrovate, tragico nella lucida e dettagliata pittura a olio, è illuminato da una luce sovrannaturale, riflettore che accende nel cuore di chi guarda l’attualità della cronaca. Il confine tra vita e morte, tra salvezza e dannazione eterna, tra memoria e oblio viaggia così sulle onde emozionali di un universo sconvolto. Ritorna alla memoria il pensiero di Pablo Picasso che durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale definiva in questo modo il valore dell’essere artista: «Cosa credete che sia un artista! Un imbecille che ha solo occhi se è pittore, solo orecchie se è musicista e se poeta una lira a tutti i piani del suo cuore? Al contrario, egli è nello stesso tempo un essere politico, costantemente vigile davanti ai laceranti, ardenti o dolci accadimenti del mondo, modellandosi completamente alla loro immagine. Come sarebbe possibile disinteressarsi degli altri uomini? E in virtù di quale eburnea indifferenza ci si distaccherebbe da una vita che gli stessi uomini donano così generosamente? No, la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico». Già… Come sarebbe possibile disinteressarsi degli altri uomini? Stefano alza la voce, pretende che l’osservatore si accosti, ascolti quel passo di Luca “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” e pensi, pensi profondamente, riacquisendo una coscienza critica che pareva ormai persa tra i flutti dell’Erebo.

Massimiliano Porro
(Docente di Storia dell’Arte)